CLAMOROSO AUTOGOL DELL’ ULTRADESTRA IN LOGGIA

Abbiamo aspettato un po’ prima di esprimere qualunque considerazione riguardo alla fragorosa notizia riguardante il consigliere comunale dell’ ultradestra in Loggia Balwinder Singh.

Eletto alle amministrative del maggio 2023  per la lista “Fabio Rolfi sindaco” (che poi una volta entrata con i suoi rappresentanti nel Palazzo ha cambiato nome in “Brescia Civica”), terzo in ordine di preferenze con 233 voti,  è indagato adesso  con la moglie per maltrattamenti alle figlie che volevano “vestire all’occidentale”. Il figlio addirittura è stato arrestato con l’ accusa di violenze sessuali sulle sorelle.

Mentre scriviamo apprendiamo che il capogruppo della lista, Massimiliano Battagliola, ha sollecitato il consigliere indiano della comunità Sikh a dimettersi, essendo venuto meno il rapporto di fiducia. Tanto più che Battagliola dice di aver appreso della vicenda solo dai mezzi di informazione e con notevole ritardo, dopo che il fattaccio di cronaca nera aveva abbondantemente suscitato scalpore anche sui telegiornali e quotidiani nazionali. L’ espulsione dalla lista dunque è avvenuta. A questo punto Singh o se ne va dalla Loggia o prova a restare in carica nel gruppo misto, che per ora non conterebbe altri componenti.

Per avere suggerimenti in merito alla scelta da compiere,  potrebbe forse rivolgersi all’ ex-deputato dell’ Alleanza Verdi Sinistra, il parlamentare Aboubakar Soumahoro, in visita nei giorni scorsi a Brescia, che lo aveva incontrato insieme ad altri esponenti delle comunità non italiane.

La scabrosa vicenda- al di là dell’aspetto giudiziario che presenta elementi di indubbia e notevole gravità- si presta ad alcune valutazioni di carattere politico.

E’ chiaro che per i due opposti schieramenti di Sistema a livello locale è diventato molto importante candidare esponenti delle comunità di extracomunitari sempre più numerose in città.

All’ ultradestra questo crea però evidentemente qualche contraddizione, dal momento che porta avanti istanze identitarie e anti-immigratorie.

Cosa diversa per il centrosinistra, che punta a consolidare la propria rete di potere clientelare anche attraverso una accorta strategia di assorbimento, in nome della società multietnica e multiculturale.

Queste scelte nascondono, neppure tanto bene,  in prima istanza la volontà di accaparrarsi più voti possibili fra la comunità del candidato di origini straniere individuato come referente.

Il gioco è riuscito molto meglio, si è visto in occasione delle ultime elezioni comunali, al “campo progressista”, che ha scelto le comunità e i candidati giusti, rispetto all’ ultradestra, che è andata a prendersi i voti della comunità e di un candidato sbagliati. Che forse gli avevano dato garanzie sul rispetto “dei valori e della famiglia tradizionali”, ma ci dev’essere stato un fraintendimento allora su quali fossero tali valori per il candidato Singh e per, quanto meno, alcuni maschi della sua comunità.   Del resto ciò non era bastato fin dall’ inizio per crearsi la patente di antirazzismo.

Così, adesso i gruppi fasciorazzisti cittadini, deliranti sostenitori della remigrazione forzata, possono irridere l’ opposizione dell’ ultradestra di Palazzo sostenendo che “l’obbiettivo da perseguire per il bene della Nostra comunità non dovrebbe essere quello di ottenere certe patenti, ma quello di difendere a tutti i livelli l’identità e le tradizioni dei Bresciani e degli Italiani”.

E il centrosinistra può togliersi la soddisfazione di rendere pan per focaccia, e con gli interessi, a coloro che da mesi portavano avanti in Loggia la campagna per la “sicurezza” minacciata dagli immigrati. E chiedere non solo le dimissioni immediate di Singh, ma anche l’ accertamento di eventuali responsabilità di Battagliola e Rolfi, se mai avessero avuto sentore di qualcosa di poco chiaro nel comportamento del loro consigliere.  

Di sicuro questo episodio è un’ ulteriore dimostrazione che il blocco di potere edificato nel corso di un trentennio dal centrosinistra bresciano ha uno dei suoi punti di forza nella scaltra gestione dei rapporti con le varie comunità di extracomunitari che vivono a Brescia, anche attraverso l’ intermediazione offerta dal Centro Sociale.

Tale blocco è solido ed è dura provare a scalfirlo.  

FRANCESCO ROVARICH