AVANZATA INESORABILE DELLA POVERTA’
Lenta ma inesorabile, la povertà vera, nera, assoluta, avanza mese dopo mese anche nella ricca “Brescia la tua città europea”.
Il problema è scottante, rovina la narrazione, quella bella, della propaganda della Giunta Castelletti, che cerca perciò di farlo passare sotto traccia.
Invece “Potere al Popolo!” ritiene sia necessario non sorvolare sulla questione, non sminuirne la gravità. E’ doveroso denunciare la situazione e capire cosa si potrebbe fare per affrontare questa emergenza.
NON E’ BASTATO IL VESCOVO
Agli inizi di gennaio avevamo dato notizia di come, constatata l’ inerzia dell’amministrazione locale, alla fine fosse stato il vescovo Tremolada ad accollarsi il compito di creare un coordinamento tra i vari enti assistenziali presenti sul territorio. L’ obiettivo era quello di garantire almeno un pasto al giorno alla schiera crescente di miserabili che si aggirano per le vie della Leonessa (in fondo alla pagina il link di rimando al relativo articolo).
La novità di questi ultimi giorni è che il “villaggio delle fragilità” che vive dentro Brescia ha esaurito anche i posti letto. Le richieste superano di gran lunga l’offerta.

A PROPOSITO DI CITTA’ EUROPEA
L’ accesso a un alloggio decoroso costituisce uno dei diritti umani fondamentali. Se ne era ricordato finanche il Parlamento europeo che, con un’apposita risoluzione nel 2020, aveva chiesto alla UE e agli Stati membri di porre fine al fenomeno dei senzatetto entro il 2030.
Ovviamente non se n’è fatto niente, come noto l’ Europa adesso ha altro cui pensare, si riarma. Nel frattempo però molta gente dorme per strada nel Vecchio Continente. In questo contesto, “Brescia la tua città europea”- appunto- non fa eccezione alla regola.
LE CAUSE DEL FENOMENO
Carovita, precariato, perdita del potere d’ acquisto degli stipendi e perdita finanche del lavoro, crisi finanziaria, ripercussioni economiche della pandemia da Covid-19 (il capitalismo insomma, si sarebbe detto un tempo) hanno macinato lento ma hanno macinato fino. E così oggi l’impoverimento di strati sempre più ampi della popolazione, che trovano difficoltà persino nell’ ottenere o nel mantenere un alloggio, è evidente. Impoverimento che spesso innesta o trascina con sé altre dimensioni autodistruttive, come quelle dell’alcolismo, della tossicodipendenza, della malattia mentale.

COSA SUCCEDE IN CITTA’
Per quel che riguarda Brescia, il “villaggio delle fragilità” che vive nelle sue viscere è diventato più visibile perché alcune grandi aree classificate come “epicentro del degrado” sono stati abbattute o riqualificate (ad esempio via Milano 140/b, ex Ideal Standard) pensando di risolvere in tal modo la faccenda.

L’ effetto paradossale è stato invece che adesso quei luoghi non rappresentano più punti di rifugio e di occultamento per le “marginalità” (eufemismo per indicare le persone ridotte alla miseria disperata). Esse si aggirano perciò in zone centrali che prima preferivano evitare anche per un proprio senso di dignità non ancora del tutto spento.
SOLO POSTI ALL’ APERTO
Il fatto è che i posti dei dormitori pubblici, suddivisi in tre tipologie (“Bassa soglia”, “Sistema di Accoglienza e Integrazione” – SAI- e “Centri di Accoglienza Straordinaria”- CAS-), per un totale di 1.045 letti, ormai sono saturi. Chi è fuori è fuori. E all’ aperto stanno rimanendo in tanti. Le porte sono chiuse, oppure si aprono per pochi giorni o ci sono tempi di attesa lunghissimi.

LE DIMENSIONI DEL FENOMENO
A Brescia si trovano 560 senza fissa dimora ufficialmente censiti, ma se si includono quelli sparsi per la provincia si arriva ad oltre 1.400. Questi ultimi hanno il capoluogo come meta o di passaggio o di arrivo stabile, perché Brescia è l’ unico centro in cui possono accedere a servizi di accoglienza.
In città si trovano infatti dormitori pubblici con un totale di 300 posti, 91 dei quali riservati alla cosiddetta “bassa soglia”. Ossia a persone in condizioni di povertà estrema, che attraversano una fase particolarmente acuta, ad esempio, di fragilità sanitaria nella loro già difficilissima condizione.
Il posto letto è a disposizione per quindici giorni, il tempo necessario per stabilire il contatto con il servizio sociale di riferimento, che definisce un progetto per orientare verso soluzioni meno provvisorie.
Il problema insorto recentemente è che spazi nei dormitori ormai non ce ne sono più. Per cui attualmente 112 poveri girano senza meta per le vie del capoluogo.
Poi ci sono 25 alloggi finanziati con il Fondo Povertà, dopo che il Comune, pressato dalla Prefettura, si è occupato di trovare stanze di albergo per richiedenti asilo con provenienza via terra
Proseguendo, troviamo un altro centinaio di posti messi a disposizione attraverso il già citato “Sistema di Accoglienza e Integrazione” (SAI), che si è attivato per rispondere all’ emergenza dei profughi provenienti dall’ Ucraina. A questi si aggiungono i 25 riservati per i senza tetto con problemi di salute mentale e i 50 sulla carta, ma 40 effettivi, gestiti dalla Provincia.
Infine i “Centri di Accoglienza Straordinaria” (CAS) accolgono 235 migranti. Il flusso dei minori stranieri non accompagnanti, che sono arrivati a 310 e devono essere sistemati in qualche modo, chiude il quadro sempre più preoccupante.
UN POSSIBILE PIANO PER L’ EMERGENZA
Malgrado, come abbiamo visto, le disponibilità di posti letto siano in città esaurite, sempre a Brescia e nei dintorni ci sarebbero decine di case popolari sfitte o abbandonate, proprietà comunali in stato di abbandono, conventi e caserme deserti e inutilizzati, ci sarebbe l’ Aler. Un piano per l’ emergenza si potrebbe approntare. Tanto più che le disponibilità finanziarie per interventi temporanei non dovrebbero mancare, considerando anche i recenti, trionfali annunci della sindaca stessa sulla manna piovuta nelle casse comunali grazie ai “dividendi” dell’ A2A, che potrebbero essere utilizzati anche in questa direzione.
LA SINDACA NON VUOLE
In merito alla vicenda, le ultime dichiarazioni rilasciate dalla sindaca sono tuttavia per un verso inquietanti, per un altro sconcertanti.
Castelletti ha detto infatti che tutto viene scaricato sui Comuni. Gli sbarchi crescono, non diminuiscono, checché ne dica il governo, e gli extracomunitari sono spediti anche a Brescia in sempre maggior numero.
Però la parte incredibile delle sue affermazioni è che di aumentare posti letti e aiuti da parte della Loggia non se ne parla, perché “più allarghi e più c’è in gioco la capacità della città di essere attrattiva”…!
L’ ossessione di vendere l’ immagine di Brescia sembra dunque essere diventata la costante di questa Giunta. E l’ immagine non può essere sporcata dalla povertà.
Probabilmente anche la pressione esercitata da mesi dalla ultradestra di opposizione, sia in Consiglio Comunale sia con i cortei fasciorazzisti, che ha fatto del tema della “remigrazione forzata” il suo delirante cavallo di battaglia, sta avendo qualche effetto.
La sindaca ha concluso- non a caso- che “bisogna porre un confine, un limite entro cui stare: noi siamo arrivati a quel limite”.
Allora viene spontaneo chiedersi: come verrà difeso il confine dalla minacciosa povertà in crescita? Forse con il ricorso sistematico ai “DASPO” urbani e ai fogli di via?
FILIPPO RONCHI
Sulla condizione dei poveri a Brescia si veda anche: https://www.labresciadelpopolo.it/nel-medioevo-liberalfascista-bresciano-ai-poveri-ci-deve-pensare-il-vescovo/